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| Favetelinguis è per la libertà di espressione. Per la sua, soprattutto. | |
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Iniziati alla follia.Apprezzo.1. Le fotografie rovinate dalla luce.
2. Il comico realistico e la narrativa americana. 3. Bianconi, e Battiato, e Bowie. (O forse soltanto la lettera B.) 4. Il cioccolato fondente con le nocciole. 5. Il numero 7 e la musica Unplugged. Disprezzo.1. I radical chic.
2. I nani malefici. 3. I semi dell'anguria. 4. Gli operatori delle compagnie telefoniche. 5. Le attese. Degni di nota.La bellezza del mondo.
Mots-clésa lui piace il miele
a me piace lui
a serious man
aimer pour se trouver
aspettavo l arrivo di silvio da un momento all altro
aspetto il 24 settembre solo per lui
buddha ascolta i cccp
but a bottle of gin is not like love
can t
candide
capolavoro
che dio lo benedica
che poi la musica non è da buttare
cin cin
cinderella rules
cocaina di domenica
cose ilari
dillo con parole tue
dio a volte esiste
e dovrei perdermi anch io
e non capisci me
e vivo in terronia
elizabeth von arnim
forse la più importante non me la ricordo più
geniali
ho la loro foto
i bei tempi andati dei prozac più
i ventunenni aiutoo aiutoo aiutoo
il cagnolino rise
il fatto che stasera ci sia fiorentina-milan non c entra nulla
in compenso ascoltare la voce di juliette greco mi ha allietato la serata
jai guru deva om
l ostentazione di una fantomatica virilità non sortisce sempre l effetto desiderato
l uso del maiuscolo
la nausea
lariulà
le loro copertine sono sempre bellerrime
lost non chiamare il telefono azzurro
ma alemanno era ubriaco
ma la conoscete la storia che yesterday è stata scritta per stalin
melancholia
meno male che c è barthes
non sarebbero lettere d amore se non lo fossero
persone che mi sono simpatiche
piacevole sorpresa
prendo una pizza
pura curiosità
q
qui ora
ray charles è dio
revisionismo storico
ricordati di salvaguardare la tua salute sentimentale
rivoluzione del sessintutto
s-campare
scritto in fretta
senza la loro stima non so campare
serafica-mente
signora cara vedo la gente morta
snobbismo involontario
sorridete smile
ti ricordi dei tuoi genitori -certo
tinki winki fa parte del popolo viola
umberto eco baudolino
uno spreco
uomo senza qualità
va
voglio bere un aranciata
will tear us apart again
è la mia droga non mi può far male
è la vita
| 09 Gennaio 2012
Vecchi metodi che speri funzionino ancora.
Across the universe (la versione dei Verdena)
Il giorno speciale che diventa specialmente merda ed in fondo io non voglio tu mi perda.
Le canzoni anglofone inventate opere d'arte dei Pink Floyd rovinate.
Costellazioni sopra le teste, i resti romani e Queneau che ci disvela i suoi arcani.
I concerti col fracasso e la calma apparente nella Nuova Luce di una battuta scadente.
“Nulla può cambiare il mio mondo” poi mi prendi la mano per appena un secondo e allora non c'è mantra che tenga: che l'Universo si spenga.
Suonare sotto le luci della centrale elettrica per parodia con le nostre conversazioni (poco serie) ci teniamo compagnia.
Una tavoletta sorridente, la divinità a momenti tocco con mano la felicità.
“Perché piangi? Perché sono un grande artista?” tra tutti i dilemmi l'amore è il più conformista. Ora lo apprendi, ne fai conoscenza e tu che pensavi fosse solo credenza.
Ora sento calare il sipario, o solo una tenda, mi aspettavo ci fosse da pagare un'ammenda. “Piangi tre volte, poi butta via la tristezza!”.
Il tempo che resta per una carezza.
28 Dicembre 2011
Ah, il mio preferito è George.
C'è qualcosa di molto triste e di molto bello in Paul McCartney che fa concerti da solo, come una specie di ultimo superstite. Tiriamoci fuori dalle logiche di mercato e tiriamoci fuori da tutti soldi che sono in ballo in una storia come questa. Stare in una band e vivere tanto tempo quasi simbioticamente con altre tre persone e poi continuare da soli è sicuramente una perdita. Esibirsi con pezzi pensati-scritti-suonati con qualcuno che ora non è con te. Ecco, la tristezza. Poi c'è la parte bella e la parte bella la voglio spiegare partendo da un video che ho visto. Paul McCartney è sul palco a Bologna, sta per cantare “Something”, che è tipo la canzone più bella scritta da George Harrison, e lui dal palco annucia il prossimo pezzo e lo dedica al suo “amico” George. E il pubblico urla e applaude e si emoziona e quasi si commuove e nessuno dubita del fatto che anche Paul, in un momento del genere, sia molto commosso. Comincia suonando l'ukulele e sembra sdrammatizzare un sacco l'atmosfera. E forse lo fa apposta. Vuole sdrammatizzare perché sa che è l'unico modo per restare lucidi e fare una buona esibizione. Per lasciarsi andare alle sue emozioni più intime e nostalgiche ci sono altri luoghi e altri modi. A metà canzone la cosa si fa più seria, il resto della band entra in coda e appoggia Paul e lì c'è il ritorno alle origini. Il pubblico è distratto dal cambiamento repentino e per un attimo Paul può concedersi la sua emozione. Ma solo per un attimo. E sono in pochi a poterla cogliere, tanto è breve quell'attimo. Il pubblico è contento e canta a squarciagola. Le persone che vanno ai concerti di Paul McCartney hanno qualsiasi età. La faccia delle persone che vanno ai concerti di Paul esprime una gioia straripante. E mi pare anche autentica. E invidio Paul, perché può starsene sul palco e avere un'ottima visuale del suo pubblico, che è spettacolare quasi quanto il suo concerto. Paul è quello che è campato di più (occhei, non mi sto cacando per niente Ringo, ma nessuno se lo caca mai, quindi ora non prendetevela con me) ed è quello che camperà di più degli altri, e la sua sorte ce l'aveva stampata sulla faccia da quando ha cominciato coi Beatles (o addirittura da quando è nato, ma non ho mai visto foto così vecchie, ecco tutto). Paul McCartney ha la faccia da furbetto, simpatico e un po' menefreghista. Ha la faccia di uno, direbbe mio nonno, di uno che potrebbe campare cent'anni. E non cent'anni di solitudine. Cent'anni al massimo, cantando e suonando in tutto il mondo, collezionando matrimoni e il tutto con una nonchalance che fa rabbrividire qualsiasi personcina nevrotica dei giorni nostri. Uno con una resistenza che farebbe invidia qualsiasi atleta professionista, perché gli atleti professionisti sono stressati e quasi privi di umorismo. Paul non è stressato e di umorismo ne ha. D'altronde per cantare una cosa come minuti e minuti di coretti sul finale di “Ehy Jude” di resistenza (e anche di humour) ne serve, eh.
(posto un altro video, perché qui si vedono bene bene le facce delle persone)
23 Novembre 2011
Le velleità.
Le velleità non ti fanno dormire la notte.
(Sono entrata su g:iovani con il preciso intento di scrivere un post e intitolarlo "le velleità". Poi ho visto che tra gli ultimi aggiornamenti c'era un post di Randy con un titolo uguale. Però ho deciso di rimanere fedele al mio intento.)
Conosco un ragazzino di quindici anni appena, che vuole fare il prete da quando ne aveva nove. Si veste sempre di nero, composto. Imposta la voce come quei vecchi parroci meridionali-con-la-pronuncia-alla-buona, ma che si sforzano di mascherare l'accento. È parecchio scarso in latino e in tutte le altre materie, ragion per cui il Parroco, al quale i genitori del ragazzino si sono rivolti per chiedere consiglio, li ha dissuasi, dicendo che "il ragazzo non è portato", e probabilmente ha ragione.
Quando il ragazzino mi incontra per strada mi fissa e mi squadra, perché sa che ho smesso di andare a messe e sa che perciò non sono più una brava persona. Anch'io fisso il ragazzino e lo squadro, perché credo che abbia la faccia da nazista e che passi tutte le notti sveglio a pensare a quando potrà ascoltare i timidi bisbigli dei suoi fedeli, che gli confidano come ad un padre indulgente le loro colpe e se ne dolgono. E lui godrà, non del male altrui, ma del suo illusorio potere. Il potere del perdono. E lui sta già godendo, ora, soltanto immaginandolo.
Conosco un ragazzo, grande e grosso con la faccia buona, che frequenta le mie stesse lezioni all'università. Si è presentato come "quello-che-è-stato-in-una-prestigiosa-università-del-nord-per-venti-giorni". Poi cosa gli è successo? Ha capito che la sua strada era un'altra. Ha abbandonato gli impianti sportivi e le attrezzatura super-tecnologiche della Bocconi, per accogliere la disorganizzazione e la rudezza dell'ateneo partenopeo. E perché mai lo ha fatto? Beh, perché è un idealista, un uomo che sa quello che vuole, che non scende a compromessi, che si preoccupa delle sue passioni e non soltanto di ciò che potrà tornargli maggiormente utile. Cose belle, direte voi. Cose belle, ho pensato anch'io. Ma lui mi ha stupito (e stupirà anche voi?): -Sara, l'ho fatto perché voglio fare il professore di liceo e portare i miei alunni a Praga, Barcellona, Ibiza. Ad ognuno le velleità che si merita.
Conosco una donna che fa la scrittrice e se potesse lo farebbe scrivere sul suo documento di identità. Sul suo manifesto funebre. Sulla targhetta fuori casa. Sulla sua macchina. Se potesse, metterebbe un cartello sulla sua testa con scritto "SCRITTRICE". E questa scrittrice ha un posto, un garage dove preferisce scrivere. Un garage dove nessuno mette piede, fuorché lei stessa. Un garage dove c'è l'eco e c'è puzza di benzina vecchia. Dove, attaccati alle pareti, ci trovi poster di manga giapponesi e una gigantografia dei Led Zeppelin fatta di cartone. Una scrivania in legno, svedese di nascita. Una sedia di quelle morbide, che girano e si regolano in altezza. Una macchina da scrivere rotta, che è lì per far scena. Un computer portatile e una tastiera con i tasti onomatopeici. Una dozzina di penne stilografiche e nemmeno una boccetta di inchiostro. Fogli sparsi e scarabocchiati. Pile di agende, quaderni e libri di Proust. Due tazze sporche di caffè vecchio di settimane. Post-it attaccati al pavimento e al soffitto. La scrittrice ha gli occhi grandi. Ha la voce sottile e piacevole. Gli zigomi invadenti e le mani enormi. E di tanto in tanto sembra bella. Ha un fidanzato, che sta tutti i giorni fuori per lavoro, una volta a Berlino, una volta a Parigi, una volta a Milano, una volta a Bologna. Ha una macchina fotografica con cui fa foto ai suoi gatti. Due gatti, uno dei due è violento, ma lei lo ama più dell'altro. La scrittrice non ha un editore e ha ben pochi lettori. Stampa le copie dei suoi libri improbabili per una esigua schiera di ragazzette sognanti che sperano di essere come lei. Ma lei non vorrebbe essere quella che è. Lei vorrebbe essere Proust e invece scrive racconti sullo strano rumore prodotto dal motore della sua macchina, quando è sera e fa freddo ed esce di casa per fare un giro. La notte non dorme più, troppo presa dalle sue velleità di riuscire ad avere un giorno un bel paio di baffi scuri.
Ero seduta a tavola per cena con mio nonno, quando lui ha cominciato a parlare delle verdure che avrebbe comprato il giorno seguente. Ne nomina un tipo di cui non avevo (ahimè) mai sentito parlare, così molto candidamente gli chiedo di cosa si trattasse. Lui, dopo avermi fornito una'esauriente risposta, mi ha detto (con parole più vernacolari di queste): -Sara, vai all'università, vuoi fare l'intellettuale...e poi non conosci queste semplici cose del quotidiano?
Ho annuito, un po' seccata, e ho pensato tre cose. La prima, che avesse ragione. La seconda, che Spinoza sapeva filosofare, ma sapeva anche quale fosse il metodo migliore per lucidare una lente alla perfezione. La terza, che bisogna sapere i nomi delle parti che compongono una scarpa. 01 Novembre 2011
Roba sociologggica. Ma questa volta meno snob.
Piccola nota numero uno, che di solito va a fine pagina, ma io la metto prima, perché è meglio. Utilizzerò comunque lo "pseudonimo" di Favete per eventuali (ma neanche tanto eventuali) riferimenti a me medesima in questo post, nonostante ormai (per fortuna o no) le maschere onomastiche sono crollate, miei cari compari. Piccola nota numero due. Avevo detto a Randy che non avrei scritto questo post, perché poteva venirne fuori ( e magari ne è effettivamente venuta fuori) una cosa molto alternative-scic. Però ho la febbre, il Profeta mi passa buona buona musica e mi sento nella condizione giusta per scrivere, quindi affrontiamo il rischio. Nel peggiore dei casi, le note saranno più simpatiche da leggere dell'intero post, il che non è poi tanto male, ad esempio ho apprezzato molto "I promessi Sposi" leggendo soltanto gli schemi riassuntivi ad inizio capitolo, del mio libro di quinta ginnasio. Occhei, sto divagando, quindi stop.
Se c'è una cosa che mi spaventa sono le persone adulte mascherate, e in questo insieme possiamo agevolmente inserire i Babbo Natale da supermercato, i clown del circo ma anche quelli del McDonald, i Preti, le Suore (lo sa bene la povera Suor Angelina, che da piccola ho accusato di essere "brutta e cattiva come il diavoletto, quindi non ci vengo più in questo asilo!"), poi naturalmente gente che festeggia Carnevale (a parte la roba da mangiare che prepara mia madre in quel periodo, il resto, festeggiamenti e costumi, mi disturba abbastanza). Ora della gente che festeggia Halloween mi importa un po' meno, perché non so neanche bene cosa sia. Cioè, so dire cos'è come so dire di cosa parli il corso di Filosofia Teoretica che sto seguendo (qui occorre mi diate fiducia, perché quella lillipuziana finta lesbo-femminista, che nasconde qualche brutta delusione d'amori di gioventù in seno, è davvero poco chiara per me). Però, per quelli che qualcuno chiama i casi della vita e che io invece, in questo caso, chiamerei mia-sorella-che-insiste-per-andare-ad-una-festa-a-tema-dove-il-costume-simil-macabro-è-d'-obbligo, mi sono ritrovata in questo posto lugubre, ma tutto sommato fico, pieno di fumo, circondata da persone che avevano tutta l'aria di volerti-portare-sul-lato-selvaggio. Occhei, detta così, potrebbe sembrare una bettola di una banlieue parigina, abitata da gente che ha diete a base di assenzio e poesie di Verlaine. Ennò, qui solo diete vegan e vino rosso nei calici, sciarpette equosolidali e occhiali larghi come lo schermo di un televisore. Occhiali. Sì, ecco, è una parola chiave, dato che per accontentare una ragazza-con-la-reflex, complice il buio tetro della sala e la musica del rocky horror a tutto volume, mi sono poi ritrovata a sedermi sui miei poveri occhiali, distruggendoli. E dire che sono un peso piuma, cazzarola. Ma non fa niente, cioè, fa solo la scocciatura di dover perder tempo in questa settimana con un appuntamento dall'ottico. Se il mio ottico fosse Spinoza, probabilmente non mi dispiacerebbe, però. Vado avanti.
Il posto era carino, le pareti blu elettrico ricoperte di foto di film famosi e meno famosi. La cameriera che sbaglia venti ordinazioni era un po' meno carina. Cameriera Svampita: occhei, vi ho portato i panini...uhm, ah no, non sono i vostri, lo sapevo. Camerieta Svampita (ci riprova): (nostre facce inespressive) Oh no, ho sbagliato di nuovo, scusate, ma il cuoco è un po' distratto stasera, eheh. (risata simile a quella di Cheyenne) Favete: (ma solo su questi schermi) Vabbè, vabbè, scarichiamo le colpe su chi non ci mette la faccia. Non importa, tanto il cibo è buono, anche se con questo buio, non ho idea di cosa sia.
La sorella di Favete si è vestita da Sposa Cadavere, il personaggio di Tim Burton con la faccia blu e le occhiaie, confondibile con un Puffo, se avete tanta fantasia (e io ho tanta fantasia). Gente, visibilmente ubriaca o forse-era-così-anche-al-naturale che ferma la sorella di Favete per una foto. Ha riscosso successo e se lo meritava, dato che ha lavorato a quel costume per tipo un mese. Momento clou della serata: cambio di musica. Si dice ciao-ciao ad un loop di "Bela Lugosi is dead" dei Bauhaus (che mi sono simpatici), per passare alla musica anni 80. Paura. Mi spiego, di solito nei posti che frequento per musica anni 80 si intende roba come "Maracaibo" e al massimo "Disco Inferno", per intenderci roba che è giusta per fare i trenini e bere la sangria (sì, lo so, ditelo pure, "MA CHE POSTI DIMMERDA FREQUENTI, FAVETE?"). E invece ieri sera mi sono sentita illuminata da una luce, come il cieco che Amelie accompagna alla fermata della metro, nel celeberrimo film. Il digei ha messo in sequenza i Joy Division, i Litfiba e poi questa:
e a questo punto ho lasciato perdere il fatto che il mio vestito celeste confetto da gemellina di Shining (non avevo ancora fatto luce sulla scelta del mio costume, uhm) fosse corto da mettermi in imbarazzo ad ogni movimento e ho lasciato perdere il fatto che fino al mattino avevo avuto decimi di febbre e ho trascinato il Profeta (che non è propriamente un amante del ballo, come me del resto) in pista (cacchio, "in pista" è davvero un'espressione evitabilissima, suggeritemene delle migliori, ve ne prego) e ho cantato e ballato i CCCP. Il tutto, mentre un tipo abbigliato da Allegro Ragazzo Morto avanzava indecenti (?) proposte a due miei amici, visibilmente intimoriti. E così, siamo filati via dal locale.
Prima di uscire, ho osservato il proprietario, che aveva tutta l'aria di essere uno di Sinistra con la barba e i baffi, che ha la casa piena di vinili, ma non ha bisogno di farne sfoggio, e mi sono detta "occhei, anche se ci sono tipi strambi o radical-scic qui dentro, mi piace". Mi è sembrato quasi di aver superato un po' del mio sedicente snobismo. (come "morale della storia" fa un po' schifo, lo so)
Nota a margine uno. Il Profeta si era vestito da Jack Torrence, e devo dire che il costume gli è venuto bene. Anche se il fatto che stesse appiccicato ad una delle Gemelline, poteva sembrare una sorta di svolta pedo-pornografica nella storia originale. Kubrick non ce ne voglia. Nota a margine due. Il tipo strano mascherato da Toffolo credo volesse avvicinarci soltanto per farci i tarocchi, ma noi siamo giovanotti facilmente impressionabili e quindi siamo scappati via. Ci perdoni anche lui. Nota a margine tre. Ho scritto la maggior parte del post con "The Rain Song" in sottofondo, quindi grazie Led Zeppellin. Nota a margine quattro. Non ho riletto il post, un po' perché altrimenti non faccio in tempo a guardare quei programmi di cucina che tanto mi ricordano l'intrattenimento-che-ci-seppellirà e un po' perché sto trascurando piacevoli conversazioni. 14 Settembre 2011
Esistenzialismo Francese.
06 Settembre 2011
Nuovo post.L'argomento di oggi è la mediocrità. Quanto possiamo offenderci alle parole "Sei davvero una persona mediocre!"? No, no, non è questa la domanda a cui mi interessa trovare risposta. Riflettendo tra me e me nei caldi pomeriggi settembrini carichi di attesa, ho capito che non temo il risultare mediocre alla vista di qualcun altro, o almeno lo temo in misura nettamente minore, rispetto a quanto mi preoccupi risultare mediocre ai miei stessi occhi. Purtroppo e per fortuna ho scelto di vivere (e di esistere, naturalmente) da idealista, il che aumenta esponenzialmente il livello base di auto-critica che normalmente tutti possiedono. Naturalmente, questo aumento non comporta una sorta di "auto-lesionismo", ci mancherebbe! Implica, piuttosto, una vera e propria esigenza di riflettere più attentamente non solo prima che ogni potenza diventi atto, ma addirittura prima ancora di aver formulato la potenza stessa. Va da sé che la vita di un'idealista è abbastanza faticosa, ma l'idealista non può farne a meno, ed è facile intuire che, impegnato com'è a scrutarsi dentro e a sforzarsi di far coincidere il dentro col fuori (coerenza fra idea-potenza-atto), non ha il tempo per preoccuparsi del pensiero altrui, a meno che esso non si manifesti in maniera esplicita e inequivocabile. Perché questo giro di parole? Perché proprio nel momento in cui "tocca a me", in cui "posso fare quel che preferisco, senza obblighi assolutamente inaccettabili", dopo aver compreso e "accettato" (parzialmente e momentameamente, sia chiaro) il peso della vacuità che grava sulla mia esistenza come su quella di chiunque altro (anche se a volte ascoltando la voce di Freddie Mercury o un pezzo di Chet Baker, o leggendo un passo di Wallace, o abbracciando il Profeta, qualche dubbio su questa "presunta vacuità" ancora mi viene), ora si presenta un'ospite che mi appare più inquietante del Nulla: il timore della mediocrità.
Non ho mai avuto manie di grandezza, non sono egocentrica e preferisco stare in disparte come gli epicurei. Non mi interessano i consigli per gli acquisti, le vacanze nei villaggi turistici, i matrimoni con l'abito bianco, l'ostentazione, l'ufficio privato, il conto in banca, le parcelle.
Se fossi stata un genio della fisica, avrei voluto scoprire la fusione a freddo. Ma non lo sono e perciò le mie uniche ambizioni riguardano la quantità e la qualità di cose da leggere e da scrivere. 26 Giugno 2011
La svolta ecclesiastica di Favete.Fanatico Religioso: Favete, ti va di venire con me in un covo-di-fanatici come me? Voglio convertirti! Favete: Come no, puoi contarci!
Dare corda ad un Fanatico religioso (stile Paolo Brosio, per intenderci), solo per il gusto di "farsi due risate", può portare a situazioni come questa. Che mi serva da monito per il futuro.
Che poi credo sia a causa di questo invito, che oggi pomeriggio sono arrivata ad ascoltare una canzone come "Gesù Crì" e (udite, udite) a considerarla capace-di-darmi-la-carica-necessaria-allo-studio.
Mi rincuora sapere che entro lunedì prossimo tornerò in condizioni normali. Si spera.
12 Giugno 2011
Confronto fra il cinema neorealista Turco e la politica Moscovita degli anni sessanta.No, non so niente di cinema neorealista Turco, nemmeno se esista, a dir la verità. Di politica Moscovita, figuriamoci. Però facciamo finta che questo sia un post davvero interessante. Stimolante per chi legge, ricco di spunti e pieno di riflessioni validissime. Non sto chiedendo un "elogio della fuffa", ma un "atto di fiducia". Forse non oggi e nemmeno domani, o nelle prossime tre settimane, potrò scrivere questo post nel rispetto del titolo scelto, però sarà d'ora in poi sulla mia lista-delle-cose-da-fare. Più che altro mi si chiedeva di "tornare (a scrivere qualcosa)". Ecco, al momento non sono molto brillante, o meglio la brillantezza devo usarla (necessariamente e non) per altre faccende. Quindi nel frattempo che torni a curare il mio lato di "sedicente intellettualoide", posso solo lasciarvi questo non-post, scritto con le migliori intenzioni.
Bisogna però che inserisca qualche input. Input numero uno: Mi auguro che abbiate seguito "Aniene", il programma di Guzzanti. Perché Guzzanti è quasi Dio. Input numero due: Il nuovo album di Brunori S.a.s è abbastanza figo. Input numero tre: Non per fare la saccente di sinista, ma andate a votare. Input numero quattro: Ma se gli regalo una bottiglia di gin, i genitori del Profeta potrebbero pensare che io sia moolto Bukowskiana? Input numero cinque: Se qualcuno ha qualche idea geniale a proposito dell'INQUIETUDINE, può contattarmi a qualsiasi ora del giorno e della notte. Sarà ricompensato con un cesto di specialità della mia terra. (l'immagine di una Favete col "cesto di specialità nostrane" fa molto bucolic-chic. "BUCOLIC-CHIC, ma come parli?! Le parole sono importanti!") Input numero sei: Se qualcuno è stato o andrà al MI AMI, non mi faccia rosicare con il suo resoconto. Vabbè no, mi faccia rosicare, che è sempre meglio di niente.
Occhei, credo possa bastare. Tante care cose.
21 Maggio 2011
"Love is like a bottle of gin". (bollettino medico della Favete)
E d'improvviso t'amo.
Dolce è il giorno. Ti posso guardare, Illuminato dalla luce di una pietra infuocata. Struggente è la notte. Posso ascoltare le tue parole, lievi e profonde. Un tremito m'assale. Sono le tue mani (“che cercano qualcosa di me”). Scorrono, come sui tasti di una chitarra. Io, come corda vibrante. Prendi ogni cosa. Le mie labbra soltanto, lasciale a me. Così ch'io possa baciarti. Oggi, domani, sempre.
13 Maggio 2011
Tutte le lettere d'amore sono ridicole.Ieri ho capito che forse "Before sunrise" è molto meglio di "Before sunset".
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